La storia del M.S.I. voluto da Giorgio Almirante, sciolto iniquamente da Gianfranco Fini, rifondato da Gaetano Saya, dalla nascita ad oggi

 Il Movimento Sociale Italiano (dal 1972: Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale) è stato un partito politico fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana (come Giorgio Almirante, Pino Romualdi) ed ex esponenti del regime fascista (come Arturo Michelini e Biagio Pace). Il simbolo del partito fu scelto nel 1947: la “fiamma tricolore”, emblema degli “arditi” della prima guerra mondiale. Il partito si sciolse il 27 gennaio 1995, confluendo, in maggioranza, nella rinnovata Alleanza Nazionale.

Storia

[modifica] Inizio difficile

Il partito, che ebbe Almirante come primo segretario, che ebbe inizialmente l’appoggio del generale fascista Rodolfo Graziani, ebbe il suo battesimo elettorale nel 1948, quando ottenne il 2.01% dei voti alla Camera dei deputati e lo 0,89% al Senato della Repubblica, eleggendo sei deputati (Almirante, Roberto Mieville, Michelini, Giovanni Roberti, Guido Russo Perez e Luigi Filosa) e un senatore (Enea Franza).

Con la scomparsa della lista dell’Uomo Qualunque, il MSI aumentò discretamente i suoi consensi soprattutto nel Sud Italia, dove i proprietari terrieri lo sostennero in risposta alle occupazioni e alle proteste contadine dei braccianti sostenuti dal PCI.

Furono però dal 1948 al 1950 i primi arresti “eccellenti” per la sospetta ricostituzione del partito fascista: prima delle elezioni, Romualdi (uno dei fondatori del M.S.I.), poi, le incriminazioni di Julius Evola, Rauti, Fausto Gianfranceschi, Clemente Graziani, Egidio Sterpa, Mario Gionfrida, Baghino, Franco Petronio, Cesare Pozzo. Cosi nel 1951 fu impedito al M.S.I. di celebrare il terzo congresso (che poté svolgersi solo dopo un anno all’Aquila).

Per superare le difficoltà di accettazione, la sezione giovanile del partito preferì adottare nomi più neutri. A livello universitario nel 1950 si scelse la sigla FUAN e a quello delle scuole superiori si usò la denominazione Giovane Italia Entrambe assunsero spesso posizioni più accese, rispetto ad una segreteria a loro avviso, in doppiopetto. [1]

Dal 1950 e poi nel 1954 seguirono come segretari Augusto De Marsanich e Arturo Michelini.

[modifica] I primi successi

Il MSI sostanzialmente era diviso in due tronconi: al nord socializzatori, al sud corporativisti e di fatto la divisione divenne più marcata con le elezioni che si susseguirono, nelle quali al sud i voti erano il doppio di quelli del nord con punte a volte del 15% specie a Napoli, Lecce, Catania, Reggio Calabria.

Il MSI, in coalizione con i monarchici e con la DC, entrò negli anni cinquanta in diverse giunte comunali d’importanti città: Napoli, Caserta, Lecce, Bari, Foggia, Reggio Calabria, Catania, Trapani, Latina, Pescara, Campobasso, Salerno. Al 1950 risale inoltre la fondazione della CISNAL, sindacato vicino al MSI, il cui dirigente Giovanni Roberti era deputato missino.

Almirante con Pino Rauti, nel 1956

Dopo il 5,8% dei voti ottenuto alle elezioni politiche del 1953, divenne segretario del MSI Arturo Michelini. Durante la sua segreteria, il movimento accettò l’Alleanza Atlantica (NATO).

In occasione del V° Congresso del MSI del 1956, a Milano, ci fu la scissione dal partito di un gruppo di dirigenti guidati da Pino Rauti, con la nascita di Ordine Nuovo

[modifica] Sostegno a Tambroni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Governo Tambroni.

Il MSI garantì il sostegno a un governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni (1960). Nel 1957 la componente di sinistra del partito capeggiata da Ernesto Massi dopo le varie derive borghesi e conservatrici esce dal partito, dando vita al Partito Nazionale del Lavoro, che si candiderà soltanto nelle elezioni del 1958.

Il MSI aveva già votato la fiducia ai governi Zoli e Segni II, ma stavolta fu l’unico a sostenere l’esecutivo. Da parte delle opposizioni, questa inedita alleanza fu interpretata come un avvio di svolta autoritaria e si creò un clima di grave imbarazzo per il quale la DC, in difficoltà nei confronti degli altri partiti che minacciavano di fare insorgere il Paese, costrinse Tambroni alle dimissioni; inaspettatamente, il presidente della Repubblica (Giovanni Gronchi) respinse queste dimissioni, principalmente perché nessun altro democristiano, vista la temperatura rovente del dibattito politico, accettava di sostituirlo e di comporre nuove alleanze.

Il MSI restava dunque il sostegno essenziale di quel governo e l’occasione fu sfruttata per proporsi all’attenzione generale, organizzando un congresso a Genova, città Medaglia d’Oro della Resistenza; si disse allora che la scelta di questa città da parte del movimento fosse stata intenzionalmente provocatoria; si osservi inoltre che presidente del congresso era stato nominato l’ex prefetto fascista Basile, fortemente indiziato di collaborazionismo con i nazisti. La protesta in Liguria esplose in manifestazioni e scioperi, ma a cavallo fra il giugno ed il luglio del 1960 vi furono anche in tutto il resto d’Italia violentissimi scontri di piazza con le forze dell’ordine che culminarono con i cosiddetti Fatti di Genova del 30 giugno 1960. A Genova i Reparti Celere si trovarono di fatto ad ingaggiare nei caruggi una sorta di guerriglia urbana coi manifestanti e furono chiamati funzionari esterni della Polizia e dei Carabinieri. I manifestanti stavano prendendo il sopravvento costringendo la Polizia a ripiegare e fu necessaria una soluzione politica per riportare l’ordine. In conclusione al MSI fu impedito di tenere quel congresso; tuttavia questo non fu sufficiente a ristabilire la pace sociale; gli scontri successivi, particolarmente a Roma e Palermo, non furono meno violenti e provocarono una decina di morti, culminando con la strage di Reggio Emilia il 7 luglio 1960.

[modifica] Fuori dall’arco costituzionale

Dopo la caduta di questa legislatura in seguito ai fatti di Genova, il MSI fu isolato dalla scena politica. Neanche il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, esponente storico e già segretario del partito (che sostituì il più moderato Arturo Michelini, scomparso nel 1969), riuscì a migliorare questa situazione. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione “arco costituzionale” per indicare in pratica tutti partiti che avevano preso parte ai lavori della Costituente, meno il MSI, nato nel 1948, (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta). Negli anni successivi il MSI sarebbe dunque stato palesemente tenuto fuori dai giochi di potere della politica nazionale con la sola eccezione degli atti e delle prassi costituzionali e parlamentari. I suoi voti, però, furono determinanti nell’elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Leone, nel dicembre 1971, come già lo erano stati per quella di Antonio Segni, nel 1962.

Almirante, grazie anche alle sue grandi capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questo isolamento, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto “regime“, di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centrosinistra e l’avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa solitudine di opposizione guadagnò sempre più consensi.

Nel luglio del 1970, il MSI fu protagonista dei cosiddetti fatti di Reggio, quando la città calabrese insorse contro la decisione di spostare a Catanzaro il capoluogo della regione. La reazione era stata inizialmente sostenuta anche dalle sinistre, ma un esponente della CISNAL (il sindacato missino), Ciccio Franco, coniò lo slogan “boia chi molla” e organizzò una sollevazione della destra che si produsse in una vera e propria rivolta con barricate stradali e scontri armati con la Polizia. La rivolta si sarebbe conclusa solo nel febbraio dell’anno successivo, con l’ingresso dei carri armati in città. Il partito ottenne clamorose affermazioni nelle comunali che si tennero nel giugno del 1971, in particolare a Reggio Calabria con il 21%. Alle elezioni regionali in Sicilia dello stesso mese, cavalcando la protesta contro i patti agrari, ottenne ben 15 deputati all’Ars su 90, con il 23% a Catania e il 21% a Trapani.

[modifica] La Destra Nazionale

Nel febbraio del 1972 Almirante riuscì a formare un’alleanza con il PDIUM, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, ora chiamato “Movimento Sociale ItalianoDestra Nazionale“.

Alle elezioni politiche del 1972, l’MSI-DN (nel quale si erano anche candidati molti ufficiali dell’esercito e funzionari delle Forze dell’ordine) fece registrare un considerevole successo, raccogliendo l’8,7% dei voti alla Camera e il 9,2% al Senato. Contemporaneamente, in quell’anno la procura di Milano richiamandosi alla XII disposizione transitoria mise sotto inchiesta Almirante, accusandolo di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Un anno più tardi la Camera votò l’autorizzazione a procedere con 484 voti a favore contro 60 contrari. L’inchiesta andò avanti per qualche tempo coinvolgendo vari dirigenti missini, per essere abbandonata una volta constatato il riflusso elettorale del partito. Il congresso del gennaio 1973 introdurrà ufficialmente il nuovo nome nello statuto eleggendo segretario Almirante, presidenti Covelli (segretario del PDIUM) e l’ammiraglio Birindelli mentre Achille Lauro è presidente del Consiglio nazionale [2]

In quegli anni, il MSI-DN fece appassionate campagne (per esempio in occasione del referendum sul divorzio) sposando quasi appieno le posizioni della Chiesa cattolica, con l’evidente intento di sottrarre elettorato alla DC e sviluppando un fronte dialettico sulla via del moralismo, sia in opposizione alle posizioni ritenute “scandalose” del Partito Radicale e del PSI, sia costantemente segnalando scandali di malversazione e corruttela di governanti e pubblici amministratori.

Negli anni ’70 il consenso giovanile all’MSI-DN crebbe verticalmente e andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti “opposti estremismi”. Il Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del partito (che aveva preso il posto della Giovane Italia degli anni ’50-’60), si trovò opposto alla FGCI, organizzazione giovanile del partito comunista e a quelle extraparlamentari, così come le frange estreme di entrambi gli schieramenti si trovarono in qualche modo rispettivamente a contatto con gruppi armati o organizzazioni terroristiche.

La drammaticità della situazione, insanguinata da decine di uccisioni (quasi sempre di giovanissimi) in entrambi i versanti, e non meno luttuosa per le forze dell’ordine, fece del MSI-DN un partito del quale in qualche modo pubblicamente si discuteva ogni giorno, fatto che gli assicurò quell’accesso all’informazione che pure molti quotidiani (e talvolta la stessa Televisione di Stato) cercavano di negargli. Il partito era diviso fra la corrente maggioritaria almirantiana, di carattere nazionalconservatore, ed una cospicua ma minoritaria corrente più radicale facente capo a Pino Rauti, mentre presidente restava l’autorevole Romualdi.

[modifica] Costituente di destra

Nel gennaio 1975 fu creata da Almirante la “Costituente di destra per la libertà” cui aderirono in funzione anticomunista personalità antifasciste, come l’ex deputato DC Enzo Giacchero (che fu il presidente), che era stato comandante partigiano [3] e l’ex parlamentare DC Agostino Greggi, che ne fu segretario.

[modifica] Scissione

Ripetendo la strategia delle elezioni politiche del 1972, dove fu eletto l’ammiraglio Gino Birindelli (medaglia d’oro al V.M.), il MSI-DN fece ripetute e franche aperture all’elettorato militare, col quale effettivamente si stabilì una vicinanza. Diversi esponenti delle forze armate e dei servizi segreti, furono candidati in collegi “sicuri” nelle sue file: ad esempio Vito Miceli (che fu eletto). Le elezioni politiche del 1976 però registrarono un calo rispetto al successo del 1972 e pochi mesi dopo vi fu una scissione nei gruppi parlamentari, quella di Costituente di Destra-Democrazia Nazionale, che intendeva collocarsi dentro l’arco costituzionale e a cui aderì la maggioranza dei parlamentari.

Il MSI si preparava al congresso del gennaio 1977 diviso in quattro correnti: quella maggioritaria di Almirante e Romualdi, quella di “Destra popolare” di Massimo Anderson e del mondo giovanile, “Democrazia Nazionale” di Ernesto De Marzio e Gastone Nencioni, e “Linea Futura” di Pino Rauti. Democrazia Nazionale esce dal Msi prima dell’assise per trasformarsi in partito, mentre Anderson partecipa al congresso del MSI dove la sua corrente ottiene il 13% dei voti dei delegati, in gran parte del movimento giovanile. Anderson uscirà qualche settimana dopo per aderire a D.N. che poi si sciolse dopo le elezioni del 1979, dove non ottenne alcun seggio. I suoi dirigenti non rientreranno più nel MSI, ma qualcuno lo farà nel 1995 in AN.

[modifica] Lotta al sistema

Nel 1978 il Msi-Dn, ancora dimezzato nei gruppi parlamentari, è promotore dell’Eurodestra, un accordo con altri movimenti di estrema destra europei, in previsione delle prime elezioni per il parlamento europeo del 1979, dove il Msi ottiene il 5,4% e 4 seggi.

Da un punto di vista tematico, il partito insisté sulla “crisi del sistema”, ovvero sull’inadeguatezza della struttura istituzionale del paese ai suoi reali bisogni, testimoniata d’altra parte dall’enorme instabilità politica di cui a molti anni dalla nascita continuava a soffrire. Fu proposto anche un modello di governo alternativo basato sul modello della Repubblica presidenziale.

il segretario del Msi Almirante a un corso del FdG nel 1981 con un giovane Gianfranco Fini alla sinistra, a destra Maurizio Gasparri e seduto Almerigo Grilz

Ciò malgrado, i risultati non andarono oltre un certo limite, ed anzi negli anni ottanta il movimento subì un processo di ridimensionamento elettorale, giungendo a prendere meno del 6% dei consensi alle elezioni del 1987.

In questo periodo però gradualmente si affievolì l’emarginazione del partito e nel 1985 il MSI votò a favore della conversione in legge del decreto di liberalizzazione del mercato televisivo ed ottenne, per la prima volta nella storia repubblicana, la presidenza di una Giunta, quella delle elezioni alla Camera, con Enzo Trantino.

[modifica] La svolta

Dopo questo insuccesso elettorale e la morte di Almirante (22 maggio 1988) si alternarono alla segreteria del partito l’allora 35enne Gianfranco Fini (cresciuto in seno al Fronte della Gioventù), quindi Pino Rauti e dal 1991 ancora Fini, stavolta stabilmente. I primi anni novanta furono critici per il partito, ormai in piena crisi di identità e a rischio di scomparsa dopo il referendum sulla legge elettorale maggioritaria del 1993. L’opera di propaganda del partito in questo periodo, alquanto discontinua, era caratterizzata sia da un richiamo al passato fascista, testimoniato dal proposito, espresso da Fini nel 1991, di attuare il “fascismo del 2000“, o dall’elezione in parlamento di Alessandra Mussolini nel 1992, o ancora dalla commemorazione del settantesimo anniversario della marcia su Roma sempre nello stesso anno; sia, d’altra parte, cavalcando nuovamente la protesta anti-sistema, ad esempio attraverso l’incondizionato sostegno espresso dall’ MSI-DN all’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Allo scoppio di Tangentopoli, l’MSI-DN condusse un’energica campagna contro il pentapartito e i cosiddetti “ladri di regime”, dichiarando aperto appoggio ai giudici di “mani pulite“.

A fine aprile 1993, un articolo sul Secolo d’Italia a firma di Francesco Storace (allora portavoce di Fini), lanciò l’idea di una nuova alleanza nazionale che associasse i missini con altri personaggi o schieramenti di idee conservatrici, come la destra democristiana. Nell’immediato l’idea non fu accolta, per ritornare sensibilmente in auge dopo l’ottimo esito del partito alle elezioni amministrative del novembre 1993, quando l’MSI-DN risultò essere il primo partito di Roma e Napoli, eleggendo anche numerosi sindaci in comuni minori. Fu una vera svolta politica che l’11 dicembre 1993 Fini assecondò con il varo di Alleanza Nazionale, o brevemente AN. Nello spirito dell’articolo di aprile, questa formazione non fu in un primo tempo intesa come una trasformazione del MSI-DN, ma come un contenitore politico del quale l’antico partito avrebbe appunto dovuto fare parte insieme ad altri movimenti.

[modifica] Al governo e scioglimento

AN dunque si presentò alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud (Polo del Buon Governo) e da indipendente al Nord, dove però riuscì a fare suo un solo collegio maggioritario (Bolzano). In ogni caso il partito raggiunse il suo massimo storico e diventò forza di governo con due missini ministri e diversi sottosegretari (maggio 1994).

Il 27 gennaio 1995 alle 16,30[4], il congresso nazionale preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana,sciolse il MSI-DN per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che passerà alla storia come “svolta di Fiuggi“, per via della città che ospitava l’ultima assise missina.

Rauti, da sempre animatore dell’ala sociale, insieme ad alcuni esponenti del partito come Giorgio Pisanò e Tommaso Staiti di Cuddia, non accettò tuttavia questo cambiamento, interpretato come un “disconoscimento” del proprio passato, e il 3 marzo 1995 fondò il Movimento Sociale – Fiamma Tricolore, che ebbe vita breve,in seguito alle varie lotte intestine che videro defenestrare Rauti ad opera di un gruppo di traditori guidati da Romagnoli, un approfittatore che si impadronì del Partito, portandolo alla quasi dissoluzione.Nel 2000 a Firenze Gaetano Saya insieme ad un gruppo di provata fedeltà dava vita alla nascita di una formazione politica denominata DESTRA NAZIONALE, dal 2003 al 2005 dopo una lungo, difficile lavoro, osteggiato da forti ed agguerriti poteri occulti, Gaetano Saya riusciva nell’impresa in cui molti avevano fallito, riportare sulla scena politica Nazionale il glorioso nome e simbolo storico : M.S.I. – DESTRA NAZIONALE, voluto da Giorgio Almirante, iniquamente sciolto da Gianfranco Fini.( con marchi e brevetti , diritti d’autore )  Gaetano Saya diviene così il capo assoluto di questa formazione politica, brillante l’intuizione di creare all’interno del Partito le Camicie Ocra

proietti

Nel 2009 fonda una nuova formazione politica il Partito Nazionalista del Popolo  Italiano, adottando come emblema il mistico Sole Nero,

schwarze sonne

schwarze sonne

pur restando sempre il Capo della Forza Politica M.S.I. – DESTRA NAZIONALE, delega alla guida del Partito  Maria Antonietta Cannizzaro che assume ad interim la Presidenza Nazionale.

Gaetano Saya l'artefice della RIFONDAZIONE del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale

Gaetano Saya l’artefice della RIFONDAZIONE del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale

 

Nel 2011, ottenuto finalmente dopo sei lunghi anni ,2005-2011 la completa assoluzione, (NON LUOGO A PROCEDERE PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE) per la vicenda DSSA – Polizia Parallela-Servizi Segreti. Quindi, considerata la palese perenne persecuzione, da parte di organi di Polizia&Magistratura Comunisti,vista l’impossibilità di coniugare l’alta attività  di guerra al terrore della Jihād islamica, con quella di un partito politico, dichiaratamente di destra, consapevole del pericolo che a tutt’oggi il mondo occidentale corre, Gaetano Saya, lascia per sempre l’attività politica,  ritornando al servizio permanente effettivo (teatri  esteri) nella lotta allo Stato Islamico. Assumendo, il comando,con il grado OF-10 Gen. ancora una volta, della Compagnia Militare Speciale:

DSSA –  NATO SUPPORT AGENCY -M.S.P.*

 SPECIAL RECONNAISSANCE UNIT

che, illegalmente,pretestuosamente e faziosamente per mero interesse politico-ideologico, in molti nel 2005, avevano cercato di annientare.Conserva, a titolo onorifico, il titolo di Presidente Rifondatore del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale.

* Dopo in recenti attacchi portati all’0ccidente dal Califfato Islamico, la ristrutturazione della Compagnia Militare Speciale,ha visto la nascita nel Regno Unito di ben tre nuovissime Compagnie Speciali

D.S.S.A Urban Warfare Training Center, per la formazione di personale altamente specializzato alla guerriglia urbana,

D.S.S.A. Special Reconnaissance Unit, per l’invio di personale per teatri di guerra al Daesh.

D.S.S.A. DIRECTION ANTI-TERRORISM STRATEGIC STUDIES,il Quartier Generale, con sede nel cuore dell’Europa, Bucharest.

 

 

 

il patch identificativo del DSSA

il patch identificativo del DSSA